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SempliceMenteZen

Oggi ci dedichiamo alla parte finale dell’analisi dei processi dell’ACT, che vengono riuniti da Hayes nel modello/schema chiamato Hexaflex, quindi parliamo di:

Valori ed Azioni impegnate

Possiamo subito dire che questi ultimi due aspetti si delineano come punti fondamentali della terapia ACT. Mindfulness, Defusione, Accettazione e Sè come contesto, che abbiamo visto precedentemente, sono di fatto tecniche molto rilevanti, ma propedeutiche (se non contemporanee), al lavoro finale che è necessario fare.

Nel percorso che abbiamo analizzato, siamo partiti dalle tecniche per “liberare” risorse cognitive, con lo scopo di “preparare il terreno” per la fase più importante, cioè quella della definizione dei propri Valori e delle relative Azioni impegnate.

Se non si hanno le idee chiare su questo aspetto, si rischia di continuare ad utilizzare le tecniche di cui abbiamo parlato fino ad ora, come azioni di Coping, ovvero di “alleggerimento della sofferenza emozionale”, utili nel breve periodo, ma che non consentono di raggiungere un reale miglioramento della qualità della propria vita.

Cominciamo col definire un punto importante, spesso equivocato: Cosa differenzia i Valori dai più conosciuti Obiettivi?

Quest’ultimi sono il frutto di un calcolo razionale, raggiungibili in un determinato periodo temporale e che si concludono con il loro ottenimento. Ad esempio mi pongo come obiettivo di dimagrire 3 chili in tre mesi; pianifico di dimagrire un chilo al mese, agisco attraverso “strumenti” quali dieta ed esercizio fisico e raggiunto lo scopo l’impegno viene meno.

I Valori invece sono “direzioni” che vogliamo perseguire a tempo indeterminato, non necessariamente per motivi razionali o calcoli matematici, ma perché sono fortemente radicati nella nostra interiorità. Sono il risultato del nostro vissuto, degli insegnamenti ricevuti, sono Valori radicati in noi ed in cui crediamo fortemente. Sono il nostro “sentire”, più che il nostro razionalizzare.

Nell’esempio che abbiamo fatto precedentemente potremmo dire che il Valore sottostante sia quello del “vivere in maniera sana”, che sentiamo come stato fondamentale per poter vivere una vita piena e significativa, da perseguire indefinitamente nel tempo. L’agire conseguente si compone di varie azioni tra le quali c’è quello di mantenere un peso corporeo adeguato, ma non solo. La scelta non è esclusivamente di tipo razionale, cioè di un ragionamento del tipo: -si mantiene il peso ideale perchè così si potrebbero evitare varie malattie-. E’ principalmente il frutto di un nostro “sentire” profondo e radicato. E’ parte di un vissuto che non dobbiamo spiegare o razionalizzare. Dunque Potremmo definire i valori come “long-term desired qualities of life” (qualità della vita desiderate a lungo termine; Hayes et al., 2006).

Da questa analisi appare chiaro che la cosiddetta mancanza di chiarezza o contatto con i propri Valori conduce ad un’esistenza poco significativa e poco ricca. Questo appare evidente quando alla domanda del cosa sia importante per una persona, questa risponde con un: “non so cosa voglio, non so proprio cosa sia importante per me, in questo momento”. E’ evidente che in questi casi c’è una forte confusione rispetto a ciò che si ritiene significativo ed importante.

Si evidenzia inoltre una completa assenza di aree che il soggetto reputa importanti (ambito lavorativo, ambito relazionale e familiare, cura di sè, e così via), facendo credere dunque che nulla sia importante. Per chiarirci ulteriormente le idee, nell’ambito dell’ACT, ci sono delle metafore davvero rilevanti che vengono associate al principio dei Valori, ossia quelle di “faro” o “bussola” nel viaggio della propria esistenza.

Definire i propri Valori.

Il primo passo da attuarsi per la definizione o per il chiarimento dei propri Valori è quello di porsi delle domande:

  • Cosa è davvero importante per me?
  • Cosa voglio dalla vita?
  • In quali aree dell’esistenza intendo cercare i miei Valori?
  • Quali sono i miei veri Valori?
  • Quali di questi Valori renderanno davvero significativa la mia vita?

Effettuando ricerche online o sui libri (vedi: “Se il mondo ti crolla addosso” di Russ Harris, appendice 3 -Chiarire i Valori-), si potranno trovare innumerevoli esempi di liste di Valori, utilizzabili come traccia, ma sarà comunque necessario lavorare per “customizzarli” rispetto al proprio “sentire individuale”.

E’ possibile anche utilizzare delle schede/test che ci aiutano nella definizione dei Valori (vedi: “ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy” di Steve C. Hayes, Kirk D. Strosahl, e al. oppure https://thehappinesstrap.com/upimages/La_trappola_della_felicita.pdf da utilizzare con il libro “La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere” di Russ Harris).

Nel percorso dell’ACT però, definire solo i propri Valori non basta ed implica un ulteriore passo verso quella che viene definita: azione impegnata (Committed Action).

Prendersi l’impegno con se stessi e dunque agire secondo i propri Valori è fondamentale per dare un risvolto pratico al processo dell’Hexaflex, altrimenti tutta la teoria crolla. Bisogna quindi superare due grandi “ostacoli” che ci allontanano dal processo da perseguire nell’ACT e sono l’impulsività e l’evitamento persistente.

Entrambi questi modi di fare sono basati su una “rigidità comportamentale” che allontana dall’attuazione dei propri Valori. Come detto più volte, lo scopo dell’ACT è invece quello di perseguire la “flessibilità psicologica che ci consente di accettare il mondo circostante e di agire in questa realtà secondo i propri Valori.

Vivere secondo il principio dell’impulsività significa non tenere conto dei propri Valori più profondi e restare nell’ambito di quello che viene definito “automatismo” (ne abbiamo parlato QUI).

L’evitamento persistente invece consiste nell’evitare costantemente tutto ciò che è nuovo e/o ci causa ansia.

Entrambi questi comportamenti conducono ad una vita limitata, priva di una reale libertà e significato, poiché restare bloccati in comportamenti ripetitivi, condizionati da schemi e bias cognitivi, equivale a non agire.

Confrontarsi costantemente con i propri limiti ed ostacoli, anziché perseguire i propri Valori equivale ad essere prigionieri di se stessi e della propria mente.

Dunque l’ACT attraverso la consapevolezza di sè, cioè l’osservazione non giudicante del proprio stato, l’accettazione delle proprie paure/ansie e del mondo circostante, la defusione dai pensieri e dai comportamenti disfunzionali, consente all’essere umano di scavare in profondità nel proprio reale “sentire” ed attraverso l’individuazione di questi Valori, finalmente arrivare ad agire in maniera impegnata e consapevole.

Concludo facendo una piccola osservazione personale. Il grande merito dell’ACT è quello di aver reso scientifico e verificato attraverso l’analisi dei dati, un processo psicologico che prende a piene mani dalle dottrine del buddismo, risalenti a duemila anni fa, cioè quelle di diretta derivazione da Siddhārtha Gautama Śākyamuni detto il Buddha.

Infatti se mettiamo a confronto l’ACT con le “quattro nobili verità” ed il “nobile ottuplice sentiero” del percorso buddista, troviamo ampie analogie.

Con questo voglio solo confermare la mia stima verso il processo dell’ACT e stimolare in chi legge la curiosità e la voglia di approfondire un percorso a mio avviso davvero utile per chiunque, anche senza alcun problema psicologico, voglia “crescere” e cominciare ad Agire secondo i propri più profondi Valori.

Grazie Gassho

Per altri Articoli sull’ ACT, leggQUI.


Indice articoli:

  1. Introduzione
  2. Contatto con il momento presente (Consapevolezza)
  3. Fusione Cognitiva e Defusione
  4. Accettazione
  5. Sè concettualizzato e Sè Come Contesto
  6. Valori ed Azioni impegnate

Bibliografia e libri da leggere:

Tecnici:

  • “ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy” di Steve C. Hayes, Kirk D. Strosahl
  • “Fare act. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy” di Russ Harris

Divulgativi e self-help:

  • “Se il mondo ti crolla addosso. Imparare a veleggiare tra le ondate della vita” di Russ Harris e G. Presti
  • “La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere” di Russ Harris e G. Presti
  • Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn
  • “Qui e ora. Strategie quotidiane di mindfulness” di Siegel Ronald D.

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un "cercatore". Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato studiando da autodidatta le tecniche di "cambiamento personale" e la "psicologia". Quindi si è interessato alle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Ha intrapreso un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato tuttavia la sua passione per la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli "interessanti punti comuni" tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

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