• 4
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

SempliceMenteZen

Viviamo in una società che finalmente vede molti dei suoi problemi “storici” largamente sotto controllo. Carestie, pestilenze, guerre sono oggi di fatto una eccezione, non più una regola. Eppure, nonostante questo, non viviamo di certo nella più felice delle società.

Oggi l’incidenza della depressione e delle malattie connesse all’ansia ed allo stress stanno diventando una vera e propria emergenza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Fonte ed approfondimento: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/depression), dichiara che nel 2020 la depressione sarà la più diffusa al mondo tra le malattie mentali e in generale la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari.

A livello mondiale ne soffrono quasi 300 milioni di persone di tutte le età. Le motivazioni alla base di questa che è una vera e propria emergenza, sono le più disparate. La depressione infatti è il risultato di un mix di fattori sociali, psicologici e biologici, che non possono essere approfonditi in questo contesto, sebbene sarebbe saggio chiedersi le motivazioni di fondo dell’incrementarsi di queste patologie.

Premesso che questa materia è delicatissima e deve restare appannaggio di professionisti competenti, al quale è necessario rivolgersi prontamente appena se ne percepiscono i primi segnali, desidero, con approccio puramente divulgativo, trattare di una terapia per il superamento di stress, ansia, depressione (e non solo), che trovo decisamente interessante e viene chiamata: ACT (si pronuncia “act”, dall’inglese “azione” e non leggendo le singole lettere).

Cos’è l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy)?

Secondo la visione del suo ideatore Steven Hayes, l’ACT affonda le sue radici nelle terapie cognitivo/comportamentali e si inquadra in particolare in quelle cosiddette di “terza ondata”, ma ha delle peculiarità che la distinguono da queste, sia per la parte teorica, che per quella pratica.

L’ ACT promuove attraverso l’accettazione e l’impegno all’azione un modello di cambiamento e soprattutto flessibilità psicologica. Questo significa partire dall’idea di poter vivere una vita piena e significativa, nonostante la patologia.

 

Dal mio punto di vista l’ACT è un modello molto interessante e davvero “saggio”, da impiegare come pratica quotidiana, anche per chi, pur non soffrendo di nessuna patologia, vuole dare una svolta significativa alla propria esistenza.

Il modello dell’ACT parte da un controverso modello teorico-filosofico chiamato Relational Frame Theory (RFT). Questo tenta di fornire una spiegazione pragmatico-psicologica del linguaggio e della cognizione umana. Semplificando, il linguaggio umano è basato sull’abilità appresa di mettere in relazione gli eventi in modo arbitrario (per derivazione di cornici relazionali, nucleo centrale del linguaggio e non necessariamente per esperienza diretta).

Partendo dal punto di vista dell’evoluzione “storica” della mente umana e delle sue capacità cognitive (cioè di interpretazione dei pensieri), troviamo come fondamento della sopravvivenza il Problem Solving.

Questa in pratica, è la capacità della mente umana di risolvere, attraverso processi del linguaggio umano, problematiche di ordine pratico legate al mondo esterno, che emergono, di volta in volta, durante l’esistenza e che determinano la nostra sopravvivenza. Tuttavia quando la mente vuole invece utilizzare il problem solving per affrontare la risoluzione di esperienze interiori legate alle emozioni, ai pensieri, ai ricordi, alle sensazioni corporee, ecco che ha origine la sofferenza psicologica.

L’ACT a questo punto può essere utilizzata, con l’ausilio di un professionista, per mettere in campo una serie di azioni pratiche, che consentono a chi è rimasto “bloccato” in questa sorta di loop (ad es. rimuginio, ruminazione), e che tenta di “risolvere” invano il problema interiore, di venirne fuori.

L’obiettivo dell’ACT, contrariamente a tutte le altre psicoterapie, non è la riduzione dei sintomi, ma la modificazione profonda della relazione che abbiamo con i nostri pensieri disfunzionali e le nostre emozioni negative.

Questo si traduce in una riduzione della sintomatologia, ma come conseguenza di tale cambiamento di prospettiva e non come obiettivo primario. In pratica si cerca di raggiungere quella che viene definita la flessibilità psicologica.

Sono sei i processi sulla quale si basa l’ACT e vengono riuniti da Hayes in un modello/schema chiamato Hexaflex:

(Immagine di proprietà di: www.psicologotorregrossa.it – diritti riservati)

 

Riepilogando i singoli punti, quindi abbiamo:

  • Sè come contesto
  • Defusione cognitiva
  • Accettazione
  • Contatto con il momento presente
  • Valori
  • Azioni impegnate

Analizzando le singole voci possiamo ben capire dunque che la terapia si basa, da una parte su processi di mindfulness, e accettazione, dall’altro sulla ricerca dei propri “valori” fondanti e di “impegno all’azione”. Cioè in pratica la A (Acceptance) e la C (Commitment) della sigla ACT.

L’ACT viene sperimentata in ambito clinico da oltre 20 anni, fornendo ottimi risultati evidence-based (basati sull’evidenza), in termini di risoluzioni delle problematiche psicologiche , nonchè nella prevenzione delle ricadute nel medio/lungo periodo.

Dal punto di visto personale, ho trovato davvero interessante rilevare e sperimentare, che in questa terapia, come accade anche per la Mindfulness, sembrano essere presenti molti dei principi su cui si basano le principali filosofie/ religioni orientali, seppur trattati con piglio puramente scientifico e laico.

L’ACT basandosi su principi di mindfulness, accettazione, valoriimpegno all’azione può essere tranquillamente utilizzata come ottima pratica giornaliera, da attuare per il raggiungimento della “flessibilità psicologica” di chiunque. Raggiungere la flessibilità psicologica, significa altresì intraprendere il primo passo significativo sulla Via della propria Strategia personale.

Analizzeremo nei prossimi post i principali punti dello schema Hexaflex, su cui si basa l’ACT.

Grazie Gassho

Per altri Articoli sull’ ACT, leggi QUI.


Indice articoli:

  1. Introduzione
  2. Contatto con il momento presente (Consapevolezza)
  3. Fusione Cognitiva e Defusione
  4. Accettazione
  5. Sè concettualizzato e Sè Come Contesto
  6. Valori ed Azioni impegnate

 


Bibliografia e libri da leggere:

Tecnici:

  • “ACT. Teoria e pratica dell’Acceptance and Commitment Therapy” di Steve C. Hayes, Kirk D. Strosahl
  • “Fare act. Una guida pratica per professionisti all’Acceptance and Commitment Therapy” di Russ Harris

Divulgativi e self-help:

  • “Se il mondo ti crolla addosso. Imparare a veleggiare tra le ondate della vita” di Russ Harris e G. Presti
  • “La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere” di Russ Harris e G. Presti

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un "cercatore". Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato studiando da autodidatta le tecniche di "cambiamento personale" e la "psicologia". Quindi si è interessato alle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Ha intrapreso un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato tuttavia la sua passione per la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli "interessanti punti comuni" tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

  • 4
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •