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Racconti Zen, Koan, Haiku

Una tazza di tè. (Racconto Zen)

“Nan-in, un maestro giapponese dell’era Meiji (1868-1912), ricevette la visita di un professore universitario che era andato da lui per interrogarlo sullo Zen.
Nan-in servì il tè. Colmò la tazza del suo ospite, e poi continuò a versare.
Il professore guardò traboccare il tè, poi non riuscì più a contenersi. «E’ ricolma. Non ce n’entra più!».
«Come questa tazza,» disse Nan-in «tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture. Come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza?»”

Un commento

Tutti gli esseri umani, gli occidentali in particolare, sono convinti che l’unica verità possibile sia la loro. Una verità che, non è altro che un prodotto dell’intelletto. Guardiamo, ad esempio, alla realtà che ci circonda. Questa viene percepita attraverso dei “filtri“, cioè i sensi. Tale “percezione” viene poi elaborata dal cervello, sulla base di schemi acquisiti nel tempo.
Da dove derivano questi schemi?
C’è una memoria, fondata sulle esperienze che facciamo noi direttamente, ma prima ancora c’è una memoria che ci viene trasmessa. Molto di quello che abbiamo imparato da piccoli, ci è stato inculcato nella mente, come una sorta di “dogma“. La “cornice” dentro la quale “dipingiamo” la tela dei nostri pensieri e della nostra vita, è in gran parte un prodotto costruito da altri (genitori, insegnanti, la società in cui viviamo, etc.).
Inoltre il cervello tende a focalizzarsi solo su una parte di ciò che percepiamo del nostro mondo circostante. Sarebbe impossibile infatti avere costantemente l’attenzione a 360°, su tutto quello che ci circonda. Impazziremmo.
Altra caratteristica del cervello è acquisire un comportamento ed applicarlo a tutti i casi simili. Questo ovviamente ci aiuta a svolgere le attività quotidiane in maniera rapida. Pensate se, ogni volta che apriamo una porta, dovessimo imparare nuovamente a farlo.
Il risultato di tutto questo è che, l’essere umano di fatto, costruisce la propria esistenza, basandola su:

  • una percezione parziale del mondo circostante;
  • abitudini acquisite e consolidate, che non vengono rimesse in discussione;
  • schemi/dogmi inculcati nella mente, come memoria condivisa, sociale, storica.

Dunque Nan-in, il maestro giapponese, vuole far comprendere al professore universitario che, per spiegare lo Zen è necessario prima di tutto svuotare la mente da ogni opinione e congettura. Quando la tazza della mente sarà vuota, diverrà aperta, accogliente e ricettiva. Chi crede di avere già acquisito tutte le verità, quasi mai è disposto a rimetterle in discussione. Lo Zen richiede invece una pratica quotidiana, per “lasciar cadere il corpo e la mente“. Abbandonare cioè i desideri, gli attaccamenti e le verità intellettuali pre-acquisite. Solo in tal modo, attraverso la pratica costante (ed attraverso un insight, cioè una intuizione ), è possibile conoscere la vera natura dello Zen.

E tu? Quanto sei consapevole della tua esistenza?
Sei disposto a vuotare la tua mente ed apprendere lo Zen?
Comincia subito la pratica della meditazione (meditazioni guidate) e la tua vita cambierà.

Vivere Zen significa abbandonare la sofferenza e raggiungere la felicità adesso, nel Qui ed Ora. 

Se vuoi leggere altri racconti zen clicca QUI.

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un "cercatore". Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato studiando da autodidatta le tecniche di "cambiamento personale" e la "psicologia". Quindi si è interessato alle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Ha intrapreso un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato tuttavia la sua passione per la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli "interessanti punti comuni" tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

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