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interdipendenza

Nello Zen l’interdipendenza e l’impermanenza, sono concetti fondamentali.
Dunque iniziamo a comprendere cosa indica il primo termine: interdipendenza.
“Interdipendenza dei fenomeni” significa che, qualsiasi fenomeno facente parte della realtà è connesso e dipendente da tutti gli altri. Nulla esiste in maniera autonoma.

 

La società in cui viviamo impone ritmi frenetici, competizione esasperata, desiderio di prevalere. Come conseguenza si impone forzatamente la cultura del materialismo, dell’egoismo e della prevaricazione. Questo innaturale stile di vita, produce disgregazione, frammentazione, allontanamento, mancanza di solidarietà,  divisione tra le persone. Dunque sorge un forte conflitto tra ciò che la società ci impone di diventare e quella che è la nostra vera natura di esseri umani. L’insofferenza psichica ed il disagio fisico crescono e di conseguenza ci si ammala di più.

Molte persone però, avrebbero più bisogno di un mistico che di un medico. Il medico infatti più che curare la malattia, cura i sintomi di un qualcosa che in realtà non si conosce e non si gestisce. Non cura ciò che ha causato il malessere, ma cura gli effetti, il risultato di un disagio. Dunque non aiuta a non ammalarsi, non aiuta ad essere sani, in equilibrio, senza malattie.

Al contrario il mistico non cura nulla, il mistico aiuta a non ammalarsi. Il mistico tende il dito ed indica la via per accettare se stessi, per coltivare la propria interiorità.

E’ la lanterna che rischiara la via.

E’ la mappa che mostra la strada, ma non è la strada…Percorrere la strada spetta a noi.

Quando soffriamo, siamo frustrati, proviamo rabbia, cosa facciamo? vorremmo cambiare il mondo che ci circonda, vorremmo che le cose diventassero come noi siamo. Ma qui sta l’errore, non è il mondo che ci circonda che deve essere cambiato, la vita è perfetta così com’è. Quello che deve cambiare è la percezione che noi abbiamo di ciò che ci circonda e di noi stessi. E’ il riuscire ad accettare le cose per come sono, nel bene e nel male. Ciò è possibile solo lavorando su se stessi, sulla propria interiorità.

 

Chi continua a vivere solo nel proprio corpo e nella propria mente, chi è votato unicamente al materialismo, continuerà a soffrire per sempre. Perchè il corpo e la mente non possono essere assoggettati ad una falsa volontà, ad un falso stile di vita.

Se c’è conflitto tra ciò che siamo realmente dentro di noi, rispetto al corpo ed alla mente, cioè rispetto a quello che ci hanno detto di essere, la sofferenza prende il sopravvento.

Il corpo e la mente sono meccanismi straordinari, macchine sofisticatissime che devono principalmente occuparsi di garantirci la sopravvivenza. Ma queste, devono essere utilizzate in armonia con l’energia del nostro sè. Se mal gestite o forzate, possono diventare il nostro peggior nemico.

Ciò che siamo dentro di noi è parte di un tutto universale, di una energia che tutto pervade, tutto comprende, tutto governa. Dunque se il nostro sè energetico (qualcuno lo chiama spirito), che è il vero sè, è in conflitto con la parte fenomenica (ovvero la parte assoggettata ai sensi) di noi stessi, noi non potremo mai essere in armonia, non potremo mai essere sereni, felici.

«Il seme è al centro del frutto. Questa è la parte più importante in realtà, non la polpa o la buccia. Anche se distruggi il frutto, il seme resta sempre capace di creare una nuova pianta. Dunque il seme è l’essenza del frutto»

La meditazione e la pratica Zen in generale, aiutano a trascendere lo stato fenomenico e ad andare oltre, a vivere sempre più nella propria interiorità. La felice conseguenza di ciò è che ci si radica sempre più nel proprio centro. Questo centro fa parte di un tutto assoluto ed omnicomprensivo.  Questa è l’interdipendenza. Ogni cosa, ogni essere vivente dipende da tutti gli altri, perchè è parte di un tutto, di un unicum universale. La pratica e la meditazione uniscono, aggregano, creano equilibrio e stabilità.

 

I Maestri Zen, spesso, non usano le parole per far comprendere tutto questo, ma spingono direttamente alla pratica, allo shikantaza. Ed è assolutamente corretto. Poichè non c’è nessun percorso intellettuale da fare. Bisogna provare, impegnarsi ed essere determinati nel conseguire la stabilità nel centro e nell’interdipendenza con tutti gli esseri viventi. Solo chi raggiunge l’unità col tutto, vive in assoluta serenità la propria esistenza.

Cosa ne pensi dell’interdipendenza? Dimmelo giù nei commenti.

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un "cercatore". Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato studiando da autodidatta le tecniche di "cambiamento personale" e la "psicologia". Quindi si è interessato alle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Ha intrapreso un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato tuttavia la sua passione per la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli "interessanti punti comuni" tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

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