Zazen (meditazione)2017-03-16T11:27:27+00:00

zazenCOSA E’ ZAZEN?

Per comprendere cosa è zazen (meditazione in posizione seduta), è necessario comprendere l’essenza dello zen.

Lo zen viene definito in vari modi: un percorso psicologico, una filosofia di vita, una religione (anomala, poichè nel buddhismo zen, non ci sono né esseri superiori, né santi, né divinità).

Lo zen, in realtà, non è niente di tutto questo, ma piuttosto è una pratica. Questo, significa semplicemente, mettere in atto il Dharma (la parola del Buddha Shakyamuni ) e la meditazione, cioè fare zazen.

 

Praticare lo zen significa fare zazen. Per lo zazen hai bisogno di una stanza tranquilla. Arresta il flusso della mente e smetti di concettualizzare, di pensare, di osservare. Non sedere con l’intento di diventare un Buddha, perchè diventare un Buddha non ha niente a che fare con cose come sedere o giacere distesi. Non pensare.”   (Eihei Dōgen)

 

zazen_meditazioneZazen significa “meditazione seduta“.

Nella definizione comune la meditazione, viene identificata con una metodologia per calmarsi, per rilassarsi, per eliminare lo stress.

Può essere anche questo, forse in una fase iniziale, ma approfondendo si scopre che, in realtà, è molto di più.

Zazen significa semplicemente sedersi (shikantaza), nella immobilità, senza porsi obiettivi, senza scopi, senza aspettative, con la mente sgombra, non giudicante e concentrata.

Significa rivolgersi verso se stessi ed in contemporanea essere uniti ed interdipendenti con tutti gli esseri viventi.

Significa radicarsi nel centro, nell’unico punto permanente, del cerchio vorticoso (Ensō) di una esistenza impermanente.

Zazen rappresenta la “Via della Consapevolezza” che, ci conduce ad abbandonare il corpo e la mente. Ad abbandonare la propria natura egoica, fino a giungere ad essere un tutt’uno con l’Assoluto impersonale.

COME PRATICARE ZAZEN?

Il luogo

Per poter praticare Zazen è necessario disporre di un luogo tranquillo e silenzioso, dove potersi sedere senza distrazioni. Dovrebbe essere un luogo con una luce non troppo intensa e con una temperatura confortevole, così da favorire la pratica.

Se possibile, allestire nella stanza un piccolo altare con una rappresentazione del Buddha Shakyamuni (statua o dipinto), al quale offrire fiori e bruciare incenso.

Gli abiti

Gli abiti devono essere comodi e puliti. Non indossare cinte, calzini, orologi o quant’altro possa creare problemi alla circolazione del sangue, durante la meditazione seduta.

Posizione del cuscino

zafuPosizionare a terra davanti ad una parete un grande cuscino morbido e ben imbottito (zabuton), sul quale disporre il cuscino da meditazione più rigido (zafu).

 

 

La postura

Ci si può sedere, a seconda della propria flessibilità articolare e del proprio grado di esperienza, in varie posizioni, che vedremo tra poco. E’ importante, in special modo all’inizio, non forzare la postura, per evitare il rischio di lesioni. Preferibilmente farsi seguire da un maestro.

La colonna vertebrale deve essere il più possibile dritta, questo è fondamentale per una buona pratica. Le gambe, le ginocchia e la base della colonna vertebrale dovrebbero formare un triangolo equilatero. Questi sono i tre punti che reggono il peso di tutto il corpo.

Le spalle devono essere dritte e rilassate. Il mento leggermente ritirato ed il collo allungato verso il soffitto. La bocca deve essere chiusa con la lingua posta dietro i denti ed attaccata al palato. Gli occhi guardano in basso davanti a se, con una angolazione di circa 45°. E’ preferibile tenere gli occhi aperti o semichiusi.

Vediamo le principali posizioni che si possono assumere:

lotoPosizione del loto completo (kekkafuza)

Portare il piede destro sulla coscia sinistra e poi il piede sinistro sulla coscia destra. Incrociare le gambe in modo che le punte dei piedi e la parte esterna delle cosce formi un’unica linea. Le gambe possono venire incrociate secondo l’ordine inverso.

 

 

mezzo loto

Posizione del mezzo loto (hankafuza)

Posizionare il piede sinistro sulla coscia destra. Disporre l’altro piede sotto la coscia sinistra. Anche in questo caso le gambe possono essere incrociate nel senso inverso.

 

 

Se non si riesce ad assumere tali posizioni, si possono semplicemente incrociare le gambe nella posizione birmana. In alternativa è possibile sedersi su una sedia senza braccioli. Sempre mantenendo la colonna vertebrale dritta e con i piedi ben saldi a terra.

Posizione delle mani nel mudra cosmico (Hokkaijoin)

mudra cosmicoPosizionare la mano destra con il palmo verso l’alto, dunque porre la mano sinistra, sempre col palmo verso l’alto, sull’altra mano. Unire leggermente la punta dei pollici ponendoli all’altezza dell’ombelico e staccare leggermente le braccia dal corpo. Questa modo di disporre le mani indica il cerchio della vita (Ensō), caratteristico dello zen.

Consapevolezza (Kakusoku)

Ci sono innumerevoli tipi di meditazione, alcuni si concentrano sulla respirazione, altri sulla scansione corporea, altri ancora su oggetti reali o mentali e così via.

Nello zazen tutto ciò non è necessario. Non forzarsi a controllare i pensieri. Quando la postura e la respirazione si saranno stabilizzati, la mente acquisterà lentamente la calma, in modo naturale.

Quando i vari pensieri invadono la mente, non lasciarsi catturare, né tanto meno combatterli. Non inseguirli, né fuggirli. Lasciare semplicemente i pensieri scorrere liberi, permettendo loro di andare e venire a piacimento. Limitarsi ad osservarli.

La cosa essenziale nella pratica zazen è il risveglio (kakusoku) dalla distrazione e dal torpore, così da acquisire uno stato di chiara mente, di concentrazione e consapevolezza.

 

Kinhin (meditazione camminata)

Kinhin

Tra le sessioni di meditazione seduta zazen, di solito vengono intervallate delle sessioni di Kinhin (meditazione camminata).

Il kinhin consiste in una lenta camminata in fila in senso orario lungo la stanza, tenendo le mani in posizione shashu. Il shashu consiste nel tenere il pollice all’interno della mano sinistra chiusa a pugno e l’altra mano morbidamente a coprire. Tenere le due mani all’altezza del cuore, con i gomiti alti.

 

Come praticare kinhin?

KinhinSi parte per il primo passo con il piede destro e si avanza di mezzo passo ad ogni respirazione.

Si cammina lentamente e dolcemente, come se si fosse fermi. Non si trascinano i piedi e si evita di fare rumore. Camminare in avanti e compiere le eventuali svolte sempre da destra.

Terminato il kinhin, ci si ferma e si fa un inchino in gassho, con le mani congiunte. Quindi si cammina a passo normale lungo la stanza fino al proprio posto.

 

 

 

 Fukanzazengi (EIHEI DŌGEN ZENJI)

Questo è il primo testo scritto da Dogen subito dopo il suo ritorno in Giappone dalla Cina, nel 1227.  Dogen lo presenta con queste parole: «Siccome in Giappone non si è mai sentito parlare di “trasmissione differente fuori dalle scritture” (kyoge betsuden), di “tesoro della visione dell’autentico dharma” (shobogenzo) e neppure dei principi dello zazen, ecco che ancora non sono stati qui trapiantati. Perciò, tornato in patria dalla Cina, di fronte alle richieste di istruzione da parte delle persone che mi avvicinavano, ho dovuto, per il loro bene, scrivere questo testo sui principi fondamentali di zazen». Dogen continuò a rivedere questo scritto per tutta la vita.

fukanzazengi_EIHEI_DŌGEN_ZENJI

Video dimostrativo dello zazen