La Visione Zen di Se Stessi

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zen

Mai come oggi, sia noi che i nostri figli, necessitiamo di una nuova visione del mondo, ma soprattutto di noi stessi. Lo zen è una “via potente”, per ritrovare il significato nascosto della vita.

Fermiamoci un istante ad osservare.

Con calma, senza fretta.

Guardiamoci intorno. Cosa notiamo?

Un enorme proliferare di oggetti.

In particolare noteremo tanti oggetti che possediamo o che desideriamo possedere. Dunque oggetti del desiderio.

Chiediamoci con calma, senza affrettarci, se ciascuno di questi oggetti che vediamo intorno a noi, ci è realmente utile.

Analizziamo le nostre sensazioni, le nostre emozioni rispetto a ciascuno di questi oggetti che possediamo o che vorremmo possedere.

Piacere, indifferenza, repulsione.

Attraverso i media (tv, radio, web, telefonini, tablet, cartellonistica, volantini, etc.), veniamo costantemente bombardati di cose che “dobbiamo” desiderare e possedere.

Non riusciamo più a renderci conto di questo continuo condizionamento. Lo stesso accade per i nostri figli.

Il “desiderio” sta lentamente diventando l’emozione predominante. Ci sembra che, tutta la nostra vita debba essere improntata al possedere o al desiderare di possedere.

Il nostro attaccamento al desiderio dunque, diventa sempre più il “motivo predominante della nostra esistenza“.

Pensi stia esagerando?

Respira, rilassati e cerca di riflettere rispetto alle cose che già possiedi…poi rispetto a quello che vorresti possedere. Cerca di essere obiettivo, non essere falso con te stesso, sarebbe assurdo.

Rifletti. Con calma. Cosa vorresti possedere?

La macchina nuova, più potente e pluriaccessoriata, il pc portatile leggero e veloce, il telefonino nuovo di ultima generazione, la tv smart-3D-4K, ma anche la casa più grande e più bella, gli abiti firmati, la vacanza nel posto trendy e così via.

Dici la verità, desideri molte cose!

Quante volte ti senti davvero soddisfatto della tua vita, appagato, senza il desiderio di possedere altre cose?

Quante volte nella tua vita, invece senti la sensazione della frustrazione? L’insoddisfazione?

Quante volte questo tuo continuo desiderare, arriva al punto tale da divenire invidia, rabbia?

Quante volte pensi che avresti voluto fare un percorso di vita differente, per guadagnare di più, per avere più successo, per poterti permettere più agi, più lusso.

Ed anche quando desideri molto un oggetto, lo hai molto bramato ed infine riesci a possederlo, quanto dura questa sensazione di piacere.

Ti rende davvero felice?

Oppure, dopo poco, nasce nuovamente in te il desiderio, la brama e l’inquietudine di non riuscire mai a sentirsi appagati?

Tutto questo capita a tutti noi ed ancora peggio ai nostri figli.

Questa sottile insoddisfazione, apparentemente incolmabile, attanaglia tutti.

Giovani e meno giovani.

E’ un continuo desiderare oggetti esterni, bramarli ed avere reazioni di frustrazione ed addirittura di rabbia, violenza nel caso non si abbia la possibilità di poterseli permettere.

Nei giovani in particolare, questa sensazione sta crescendo sempre di più.

Non è così?

Perchè accade tutto ciò?

Il desiderio e l’attaccamento derivano da una mancanza di interiorità. Non ci sentiamo mai appagati, perchè abbiamo un vuoto o forse è meglio dire un “abisso” interiore, apparentemente incolmabile.

Coltiviamo per tutta la vita la nostra esteriorità, ma non facciamo niente per coltivare la nostra interiorità.

La nostra società tutta fondata sul fare, sulla velocità, sulla competizione spietata, sulla mancanza di solidarietà & compassione e sul successo, ci impone questa misera esistenza.

Dunque più cerchiamo di colmare questo vuoto interiore con oggetti esterni e maggiormente entriamo in una spirale di desiderio, brama, negatività, insoddisfazione, frustrazione, depressione.

Vorremmo annullare questo vuoto, questa sottile sofferenza, questo mal d’essere, che attanaglia ogni essere umano, ma attraverso delle cose.

Ma ciò non è possibile, non è questa la via.

Cosa può cambiare dunque, in tutti noi?

Lo zen non è una religione, non è una filosofia, non è tante cose, ma di certo è una pratica.

Una pratica che sposta il nostro ”locus of control” dall’esterno, verso l’interno di noi stessi. Questo significa non permettere più alle cose dell’esteriorità di comandarci.

Il controllo della nostra vita si sposta verso il nostro interno e verso il cosiddetto centro. Radicarsi nel centro significa, cominciare a guardare in profondità in se stessi, ma con attenzione, con consapevolezza (In questo articolo abbiamo parlato di cosa sia la consapevolezza).

Riflettere sulla impermanenza (caducità) di ogni cosa, ma non con una connotazione negativa, anzi, al contrario, come sprone a vivere con tutto se stesso nel qui ed ora.

Significa non consentire più alla vita di indirizzarci solo basandoci su indicazioni istintuali, correndo dietro ai desideri, alla brama, alla voglia di realizzazione, al potere.

Poichè questa non è la vera vita, questa è una illusione, questa è la parte superficiale. Questo è il vuoto che non può essere colmato. Questa è la sofferenza.

Invece rivolgersi verso se stessi e cercare di comprendere cosa c’è in profondità, ti apre alla vera esistenza. Ti congiunge a tutti gli esseri. Ti fa penetrare in una armonia universale. Ti apre le porte del benessere e della felicità eterna.

Questa è la visione zen di se stessi.

 

Cosa ne pensi del desiderio continuo per ogni cosa? Dimmelo giù nei commenti

 

Massimiliano Farucci

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un “cercatore“. Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato approcciando al coaching e studiando tecniche di “cambiamento personale“. E’ passato attraverso la psicologia, la mindfulness, la salute ed il benessere. Ben presto si è imbattuto nelle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Pur continuando ad approfondire le varie scuole e filosofie, ha cominciato un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli “interessanti punti comuni” tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

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