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felicità e buddismo

Questo blog ha l’intenzione di proporre un percorso. Un percorso che inizia con il proprio benessere fisico e mentale, con la ricerca di una felicità permanente. Per me questo significa dotarsi di basi solide, significa creare le fondamenta di un grattacielo. Porre la roccia su cui edificare. Quindi successivamente lavorare ai propri obiettivi e ad una strategia personale. Questo è un processo che io sto sperimentando da tempo su me stesso. Pertanto la realizzazione di un proprio percorso non può prescindere, da quello che io penso sia un passaggio obbligato: la realizzazione di se stessi e di una propria solidità interiore.

Per potersi creare un proprio futuro luminoso  dunque è necessario comprendere che bisogna assolutamente raggiungere due capisaldi:

  1. Vivere costantemente il qui ed ora, cioè vivere consapevoli del presente;

  2. Ricercare una Felicità, che deve divenire costante, permanente.

Senza questi due presupposti il grattacielo crolla.

In questa mia ricerca costante, ho trovato una filosofia, che in maniera pragmatica, mi convince. La filosofia del buddha. Attenzione non sto parlando di religione. Non sto parlando di conversioni o altro. Sto parlando di metodi estrapolati da filosofie millenarie. Infatti le scritture di base dei discorsi del buddha, nulla hanno a che vedere con le “costruzioni religiose” successive. Queste sono state create da altri esseri umani e si sono suddivise nei vari rami religiosi.

Dunque di cosa parla questa filosofia buddista?

Il buddha Siddhārtha Gautama Śākyamuni, per farla semplice, dopo un lungo periodo di osservazione e di meditazione, ha avuto quello che viene definita “l’illuminazione”. In realtà vuol dire che analizzando la realtà a lungo e con attenzione, lui ha scoperto una cosa, solo apparentemente molto semplice, ovvero: che tutto è impermanente, che tutto muta continuamente istante dopo istante.

L’essere umano, anche quello più ricco, più potente, più possidente è costantemente pervaso dalla paura di perdere tutto. Vive una sofferenza costante, perchè vorrebbe che tutto intorno a lui non cambiasse mai. Vorrebbe che non cambiassero mai le proprie “cose” possedute, le proprie ricchezze, ma soprattutto i propri affetti, i propri cari, le proprie certezze. Questa paura, in realtà, attanaglia tutti gli esseri umani.

Cosa provoca questa paura continua, questa “sofferenza” costante, cronica nell’essere umano?

Il vero problema è l’attaccamento al desiderio. Cioè vivere la propria vita restando attaccati alle “proprie cose”. In questa visione egoistica della propria esistenza rientrano anche le persone, anche i propri cari, che vengono visti in realtà come degli oggetti da “possedere”, per mantenere costanti le proprie certezze, i propri desideri, il proprio bisogno di affetto. Sappiamo che in realtà non è così, che tutti invecchiamo, che tutti moriamo, che tutti siamo fragili esseri umani. Ma dobbiamo mantenere costante la nostra egoistica necessità di essere attaccati a cose e persone. Il desiderio di possederle per mantenere nel tempo la nostra necessità di permanenza. L’essere umano cerca costantemente di soddisfare i propri desideri e di raggiungere una “zona di comfort” , dove nulla deve cambiare.

E’ una visione pessimistica quella buddista?

Al contrario questa è la vera ricerca della felicità. La vera via per una felicità costante. Seguitemi.

Il buddha infatti dice che l’essere umano soffre costantemente per l’attaccamento al desiderio. Questa sofferenza costante, in psicologia definita “nevrosi”, non è altro che la causa dell’infelicità di fondo dell’uomo, della sua insoddisfazione costante.

La buona notizia è che è possibile eliminare definitivamente questa sofferenza.

Il buddha parte da quelle che vengono chiamate QUATTRO NOBILI VERITA’:

Prima nobile verità

  • C’è la sofferenza.

Seconda nobile verità

  • Esiste un’origine della sofferenza: è l’attaccamento al desiderio (tanha).

Terza nobile verità

  • Esiste la cessazione della sofferenza.

Quarta nobile verità

  • Esiste un sentiero che porta alla cessazione della sofferenza.

Questo sentiero di cui parla nella quarta nobile verità è l’ottuplice sentiero. Il vero metodo di cui parlavamo prima. il metodo che conduce all’eliminazione della sofferenza. Il metodo che conduce alla scoperta di una felicità permanente.

Vediamo di cosa si tratta:

IL NOBILE OTTUPLICE SENTIERO

-Retta parola, cioè l’assunzione della personale responsabilità delle nostre parole, ponendo attenzione nella loro scelta e ponderandole in modo che esse non producano effetti nocivi sugli altri e di conseguenza a noi stessi;

-Retta azione, cioè l’azione non motivata dalla ricerca di egoistici vantaggi, svolta senza attaccamento verso i suoi frutti;

-Retta sussistenza, cioè vivere in modo equilibrato evitando gli eccessi, procurandosi un sostentamento adeguato con mezzi che non possano arrecare danno o sofferenza agli altri;

-Retto sforzo, cioè lasciare andare gli stati non salutari e coltivare quelli salutari;

-Retta presenza mentale, cioè la capacità di mantenere la mente priva di confusione, non influenzata dalla brama e dall’attaccamento;

-Retta concentrazione, cioè la capacità di mantenere il corretto atteggiamento interiore che porta alla corretta padronanza di sé stessi durante la pratica della meditazione. L’osservazione dall’esterno dei propri pensieri;

-Retta conoscenza, cioè il riconoscimento delle “Quattro Nobili Verità” attraverso la loro corretta conoscenza e la conseguente loro corretta visione;

-Retto pensiero, cioè il corretto impegno sostenuto dalla “Retta conoscenza” nel padroneggiare la tṛṣṇā (l’attaccamento al desiderio di vivere, alla brama ed all’avidità di esistere, di divenire o di liberarsi, al desiderio di affermare il proprio presunto «sé esistente») e dalla compassione per tutti gli esseri. Eliminare i pensieri negativi involontari ed alimentare quelli volontari positivi.

Quindi sintetizzando cosa significa?

Lo scopo è raggiungere il non attaccamento, che non significa “Menefreghismo Universale”, ma al contrario. Significa “Amore Universale“. Significa Compassione. Significa eliminazione della brama, del desiderio di possedere. Siamo tutti parte di un unico universo.

Pensate solo per un istante, se riuscissimo a vivere senza attaccamento alle cose ed alle persone. Se riuscissimo a vivere amando i nostri cari e nello stesso modo tutti gli altri esseri viventi. Se riuscissimo a sostituire “mio” con “nostro”. Come diventerebbe la nostra esistenza? meravigliosa o diciamo meglio “Felice”.

Sono solo chiacchere? è una illusione? E’ una visione fanciullesca dell’esistenza? E’ una felicità effimera?

Io non credo.

 

Perchè tanta gente nel mondo pratica il buddismo?

Perchè tanta gente è affascinata da questa filosofia?

Forse perchè pur essendo una visione molto difficile da mettere in pratica, certo, specialmente nella nostra visione egoistica, prepotente, prevaricatrice, occidentale dell’esistenza, resta uno scopo di vita possibile e meraviglioso.

Un obiettivo reale e sublime da coltivare.

Ma per essere pratici, come si raggiunge questo stato?

Attraverso le pratiche descritte nell’ottuplice sentiero.

Attraverso l’eliminazione della confusione, della distrazione, dell’ira, dell’odio e del desiderio.

Coltivando la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia compartecipe ed il non attaccamento.

Prendendo consapevolezza della impermanenza: tutto cambia, nulla è per sempre. Così viene superato il desiderio. In tal modo viene eliminato l’attaccamento.

Adottando la “concentrazione” sul presente, sul qui ed ora, mediante la pratica della meditazione e della contemplazione del respiro. Questo libera dal fardello di un passato, a volte pesante, a volte bloccante ed allo stesso tempo elimina la paura costante per il futuro. Conta solo l’istante che si sta vivendo, nella realtà circostante che si sta vivendo. Tutto il resto non conta.

Non è poi quello che in realtà diciamo da tempo su questo blog e che ritroviamo in tutti i percorsi di crescita personale?

La concentrazione costante sul presente, la costruzione di ogni istante del presente, metodo che definisce un percorso sano, luminoso e fruttuoso per il nostro futuro.

Per chi volesse approfondire e chiarirsi ulteriormente le idee sull’argomento consiglio un libro interessante, semplice e davvero divertente:

Come diventare un Buddha in cinque settimane: Manuale serio di autorealizzazione

Libro di Giulio Cesare Giacobbe.

E tu cosa ne pensi della filosofia buddista?Ti convince? Ti sembra una Via possibile  per la Felicità? Dimmelo giù nei commenti.

Massimiliano Farucci

Questo articolo è stato scritto da Massimiliano Farucci. Di sé stesso dice, di essere semplicemente un "cercatore". Da anni, infatti, si dedica alla ricerca di vari percorsi di crescita personale ed interiore. Ha cominciato studiando da autodidatta le tecniche di "cambiamento personale" e la "psicologia". Quindi si è interessato alle filosofie orientali, tra cui il Buddismo. Ha intrapreso un percorso di pratica nella tradizione Zen. Non ha abbandonato tuttavia la sua passione per la psicologia e la crescita personale, lavorando oggi per scovare degli "interessanti punti comuni" tra la Scienza occidentale e la Saggezza orientale.
Massimiliano Farucci

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